Sudtirol X.B.A.G.

Vi presentiamo la nostra ultima avventura estiva del 2016.
Si tratta di un giro che avevamo nel mirino da un po’: il südtirol xtreme bike adventure.
E’ un percorso per mountain bikes che attraversa l’Alto Adige da ovest a est, è stato creato da una guida mtb locale in “risposta” al più famoso Tuscany Trail. Entrambe sono “gare” ma in totale autonomia. Non ci sono check point intermedi o controlli o numeri di gara. Solo un percorso, una data di partenza e una traccia gps, da percorrere in pochi giorni od un mese intero. Basta arrivare in fondo.

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Partiamo con un occhio al meteo incerto. Arriviamo a Merano e prepariamo le bici. Abbiamo optato per le mtb, nonostante il percorso sia tipicamente da gravel bike per 3 ottime ragioni:
1  Sono più comode.
2 Hanno marce più corte (rampichino).
3 Ci stanno più cose.
Il percorso presenta circa 600 metri di dislivello positivo e non ci va proprio di farceli impiccati. Inoltre avremo Yuri attaccato al Trailgator per un bel pezzo, ed avremo bisogno di marce cortissime sui ripidoni altoatesini. Il Trailgator (mediante una gabola tipo il mago Oronzo) ci consente anche di montare (finalmente) la saddle bag sulla Mukluk, la quale ospiterà comodamente la tenda, l’amaca e le mie Crocs. Per l’occasione poi, abbiamo fatto un piccolo upgrade alla nostra attrezzatura originaria. Sostituito l’ingombrante sacco a pelo Ferrino con un più compatto McKinley, che ci fa risparmiare molto volume, ed un altrettanto comodo porta sapone della Sea to Summit.
Giunti al parcheggio di fronte alla stazione, la preparazione delle bici si fa piuttosto laboriosa. Decidiamo che anche quella di Yuri avrà una sorta di borsina, che conterrà la camera d’aria di ricambio, in caso capitasse di forare.
Facciamo i biglietti 30€ circa (Yuri non paga) e saliamo sul bellissimo trenino con la livrea del sudtirol.

Si parte…

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In poco più di un’ora siamo a Malles Venosta. Partiamo per il primo tratto che passa dalla ciclabile Claudia Augusta e che si presenta subito ripidina. L’altimetria ci ha colto di sorpresa. Dovremo fare circa 700 metri di dislivello positivo, per raggiungere il Lago di Resia. Lungo il percorso facciamo la prima sosta per fare acqua e uno spuntino, in una tra le tante bellissime aree di ristoro con parco giochi annesso, che qui non può mai mancare (per la felicità nostra e sopratutto di Yuri). Tiriamo fuori dalla handle bag: cibo e fornelletto. Intanto che prepariamo un risotto funghi e zafferano, Yuri sale su di una giostra a forma di castello talmente alta, che dobbiamo soccorrerlo perché scenda.
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L’efficiente Jetboil cuoce il riso in 10 minuti. Ora, una busta di Parmigiano è sottile e leggera, la infili ovunque, peccato che noi, al formaggio, non ci abbiamo proprio pensato… Ci sono alcuni locals che festeggiano un compleanno e contribuiscono ad un’ atmosfera spensierata. Scambiamo due chiacchiere e scopriamo che 2 di loro, con bici da viaggio ed una tenda grande come tutto il nostro bagaglio, proseguiranno su questa bellissima ciclabile fino a Berlino! Un caffè solubile ma comunque macchiato (incauto acquisto last minute) ci rovina un po’ il dopo pranzo.
Proseguiamo sulla ciclovia, fra villaggi di casette con la stalla al posto del garage e boschi di conifere. Alcuni strappi si fanno sentire, e la Mukluk con le sue gommone da cross, non è proprio l’ideale su tutto questo bitume.
p7240191Verso sera siamo al lago della Muta pronti per il primo campeggio. Il lago della Muta è un bacino di raccolta leggermente a valle del lago di Resia. La pendenza è stata creata artificialmente, per poter sfruttarne il dislivello in ottica di produzione elettrica. Il lungolago è un continuo saliscendi di strade bianche, il morale è alto perché la meta è vicina, ed il panorama ripaga della fatica.
Montiamo la tenda in un prato semivuoto, al centro c’è un tavolone in legno con una tettoia, ceneremo lì, alla luce delle frontali.
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Day 2: verso l’Austria

Abbiamo poche cose per la colazione ed il mattino seguente, cerchiamo un baretto per una fetta di strudel, prima di partire per il lago di Resia.
La stradina che costeggia il lago è deliziosa, quasi tutta ghiaiata. A metà percorso mi accorgo che ho perduto il dado che blocca l’attacco del Trailgator. Ad un certo punto poi, Yuri si stanca di pedalare, e con un attacco  di fortuna (nastro-americano-noi-ti-amiamo) e un po’ di preoccupazione arriviamo a Resia.
La presenza di quel campanile, attualmente ostaggio di kitesurfer, musica a palla e baracchino degli hot dog, porta inevitabilmente a riflettere su che cosa abbiano subito queste popolazioni, in nome del progresso.
p7250272Giunti a Resia ci sbafiamo tipici piatti locali e birra cruda con pochi euro. Ci facciamo coccolare dal venticello e dal prato che costeggia il lago. Molti turisti e cicloviaggiatori attorno a noi. Dopo pranzo cerchiamo un negozio di bici che fortunatamente ci trova il ricambio, e sistemiamo il Trailgator.
Partiamo per il confine austriaco, un po’ per il gusto di internazionalizzare il nostro viaggio, ma anche per verificare l’eventuale militarizzazione paventata dall’Austria, in questo (politicamente) tormentato 2016 per la nostra UE. Troviamo invece i vecchi caselli di frontiera abbandonati dopo Schengen, ma di poliziotti o militari nessuna traccia. Come del resto non c’è nessuna traccia nemmeno di campeggi, il che potrebbe diventare un problema. Siamo costretti a risalire a Resia, e da li al campo appena lasciato.
p7250333Decidiamo di tornare dunque al lago della muta. Ci infiliamo in un minimarket lungo la strada per fare provviste:
– ciambelle dolci,
– latte conservato,
– pane all’anice,
– pretzel,
– qualche mela,
– una bottiglietta di grappa al ginepro
– formaggio di malga.
Cerchiamo refrigerio in alcuni punti lungo il lago, anche a 1500 m.s.l.m, giornata caldissima di una estate bollente.
Arriviamo al campeggio verso sera, con tanti kilometri sulle spalle arrostite dal sole.
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Dopo aver rimontato il campo, prepariamo la cena sotto dei minacciosi nuvoloni.
Cuciniamo pasta e ceci istantanea, e dopo ci rifugiamo nella sala giochi del camping per berci un tè alle erbe alpine, e giocare a calcio balilla. La notte nella tenda è lunga, ed il Fohen la movimenta, ma la mattina dopo, senza più nuvole, ci troviamo a fare colazione con vista sull’Ortles ed il Gran Zebrù.
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Terzo giorno

Oggi dobbiamo solamente perdere quota, abbiamo previsto che arriveremo più o meno a Prato allo Stelvio, 600 metri più in basso. La discesa è divertente ed infinita. Attraverso sentieri boschi e strade bianche attraversiamo paesi che meriterebbero più tempo per essere visitati. Troviamo qualcosa da mangiare alla Fishers Stube, dove ci facciamo tentare da una pizza e canederli con un paio di pinte. Facciamo un mini campo nel parco del laghetto li vicino, e raccogliamo le forze per gli ultimi kilometri che restano. Una strada bianca costeggia l’Adige che cresce man mano si perde quota. Yuri accusa quel genere di fastidio, che provano un po’ tutti i cicloviaggiatori dopo molte ore in sella. Lo sistemiamo con un fondello di fortuna. Per la sua età, pantaloni da ciclista ancora non sono previsti. Attraversiamo alcuni meleti e strade interpoderali. Poi una lunga gravel road con vista ghiacciaio, tutta per noi, fino a Prato allo Stelvio. Ma per trovare un campeggio a prezzi abbordabili dobbiamo scendere altri 200 metri di quota fino a Laas. Yuri è stanco, il tragitto anche se in discesa, è stato lungo.
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Qui ci accampiamo in un campeggino che ha solo il posto per la nostra tenda. Abbiamo preso qualche goccia durante il tragitto, ma adesso inizia a piovere forte.
Per nostra fortuna, la sala lettura dello splendido mini villaggio che ci ospita, è praticamente vuota. Ceniamo lì, assieme ai libri di favole in tedesco, e a vecchi fumetti di cow-boys. Beviamo la grappa al ginepro (Yuri invece una camomilla :), e corriamo ad infilarci nei sacchi a pelo. Ci addormentiamo ascoltando il tuono cantare. La tenda regge, nonostante abbia piovuto molto forte e per tutta la notte.
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4° giorno: dopo il temporale…il temporale

L’indomani asciughiamo una panca  di legno dalla pioggia, e di fianco ad un attempato motociclista solitario, vecchio almeno quanto la sua moto, ci prepariamo la colazione: ciambelle alla cannella e nocciole, caffè latte con cereali, fette biscottate e mirtilli disidratati. Impacchettiamo tutto sulle bici e partiamo per Merano attraversando il centro storico di Laas, la città del marmo. In una breve sosta sulla strada, diamo fondo alle ultime provviste. La traccia ora è ricongiunta con la ciclabile della Val Venosta, ed è trafficatissima, di turisti e pendolari.
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Lentamente guadagnamo Merano. Sta piovendo forte e ci rifugiamo in stazione. Ci beviamo un tè, una birra e una Coca. Siamo distrutti e guardiamo la pioggia scendere per almeno un’ora, seduti al tavolino del bar.
L’avventura, la più lunga fino ad oggi, è ormai finita. Arriviamo in città giusto in tempo per festeggiare alla Forst locale, con un paio (forse tre) di birre, canederli e uova speck e patate. Sfiliamo per il centro come reduci, bagnati e stanchi. Con negli occhi ancora i ghiacciai, i corsi d’acqua e i boschi maestosi della Valle, un letto vero ci aspetta adesso, ma ci rivedremo presto.

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